Falso blocco computer via Google Ads: 7 segnali per riconoscere il nuovo inganno

Sicurezza
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Un falso blocco computer può trasformare un normale clic su una pubblicità online in una schermata che sembra rendere inutilizzabile Windows o macOS. Il browser passa a schermo intero, il puntatore scompare, alcuni tasti sembrano non funzionare e compaiono avvisi di sicurezza con un numero di telefono da chiamare immediatamente.

Il computer, però, non è realmente bloccato.

Una recente campagna analizzata da Netskope Threat Labs ha utilizzato proprio questo meccanismo per distribuire falsi avvisi attraverso annunci Google visualizzati anche su siti legittimi e molto frequentati. L’obiettivo del falso blocco computer non era necessariamente installare malware al primo clic, ma convincere la vittima che il dispositivo fosse compromesso e spingerla a contattare un falso servizio di assistenza tecnica.

Da quel momento la truffa può evolvere in richieste di pagamento, raccolta di dati personali o finanziari oppure nella richiesta di installare software per il controllo remoto del dispositivo. È una forma di ingegneria sociale costruita per trasformare la paura in un’azione impulsiva.

Cos’è davvero un falso blocco computer

Il falso blocco computer è una pagina Web progettata per simulare un problema molto più grave di quello realmente presente.

La schermata può imitare Microsoft Defender, Windows Security, Apple oppure altri servizi conosciuti. Può sostenere che siano stati rilevati virus, accessi non autorizzati, furti di informazioni o errori critici.

In realtà, in questa campagna il sistema operativo non veniva bloccato. Era il browser a essere manipolato affinché sembrasse impossibile tornare alla normale navigazione.

Questa differenza è fondamentale.

Un vero blocco del computer implica un problema a livello del sistema operativo, di un’applicazione installata o, nei casi più seri, di malware. Nel falso blocco computer, invece, la trappola può esistere interamente all’interno della pagina Web.

Ciò che rende convincente l’inganno è la combinazione di grafica, suoni, rallentamenti e limitazioni artificiali dei normali controlli del browser.

L’utente vede qualcosa che sembra provenire dal sistema operativo e tende quindi a fidarsi dell’avviso prima ancora di chiedersi quale sito lo abbia generato.

Il falso blocco computer arrivava attraverso Google Ads

La modalità di distribuzione rende questa campagna particolarmente interessante.

Secondo l’analisi tecnica, gran parte del traffico verso il falso blocco computer proveniva da inserzioni Google Ads. I ricercatori hanno identificato parametri tipici del sistema pubblicitario di Google, tra cui gclid, gad_source e gad_campaignid, oltre ai normali redirect utilizzati dalla piattaforma pubblicitaria.

Tra il 31 agosto e il 14 settembre 2026, Netskope ha osservato clic riconducibili alla campagna presso almeno 619 organizzazioni.

Sono stati individuati oltre 250 ID di campagne Google Ads e almeno 284 siti publisher legittimi sui quali comparivano gli annunci.

Questo dettaglio va interpretato correttamente.

I siti che mostravano la pubblicità non risultavano necessariamente compromessi. Gli annunci passavano attraverso il normale ecosistema pubblicitario.

Di conseguenza, vedere un banner su un sito conosciuto non garantisce che la destinazione dell’annuncio sia sicura.

Google vieta esplicitamente nelle proprie norme pubblicitarie le pratiche ingannevoli e il phishing e limita inoltre la pubblicità di servizi di assistenza tecnica consumer forniti da terze parti.

La presenza della campagna dimostra però che nessun sistema automatico di revisione è infallibile.

Come il falso blocco computer crea l’illusione che il PC sia inutilizzabile

La pagina malevola utilizzava diverse tecniche contemporaneamente.

Dopo l’interazione dell’utente, il browser poteva entrare automaticamente in modalità a schermo intero. In questo modo sparivano barra degli indirizzi, schede e molti degli elementi che normalmente permettono di capire che ci si trova ancora dentro un sito Web.

Il falso blocco computer nascondeva inoltre il puntatore del mouse.

La pagina tentava poi di intercettare alcuni comandi da tastiera utilizzando le API disponibili nel browser. Anche il tasto Escape poteva sembrare inizialmente inefficace.

A tutto questo si aggiungevano suoni di allarme e operazioni progettate per rallentare deliberatamente il browser.

Il risultato psicologico è efficace: il computer sembra rallentare proprio mentre sullo schermo compare un messaggio che sostiene che il sistema sia danneggiato.

L’utente associa quindi il rallentamento alla presunta infezione.

In realtà è la stessa pagina del falso blocco computer a produrre una parte del comportamento anomalo.

Perché il numero di telefono è il vero obiettivo

Il falso messaggio di sicurezza contiene un elemento che dovrebbe immediatamente far scattare l’allarme: un numero di telefono da chiamare.

Microsoft ricorda chiaramente nella propria guida sulle truffe del supporto tecnico che i normali messaggi di errore Microsoft non includono numeri telefonici da contattare per risolvere il problema.

Il falso blocco computer è progettato esattamente per portare la vittima a quella telefonata.

Una volta stabilito il contatto, il truffatore può fingere di essere un tecnico Microsoft, Apple o di un’altra azienda conosciuta.

Può chiedere un pagamento per rimuovere un virus inesistente, domandare informazioni personali oppure convincere l’utente a installare un programma di assistenza remota.

L’accesso remoto rappresenta uno dei passaggi più delicati.

Un’applicazione legittima di controllo remoto può diventare pericolosa se l’utente concede volontariamente l’accesso a uno sconosciuto.

A quel punto il problema non è più soltanto la pagina Web: il truffatore potrebbe vedere ciò che appare sullo schermo, modificare impostazioni oppure tentare ulteriori operazioni.

Un dettaglio sofisticato: il falso blocco computer si attivava solo dopo il movimento del mouse

La campagna utilizzava anche accorgimenti progettati per rendere più difficile l’analisi automatizzata.

La pagina iniziale poteva apparire innocua e attendere un movimento reale del mouse prima di attivare la parte malevola.

Un crawler automatico o alcuni sistemi di scansione potrebbero quindi visitare la pagina senza produrre l’interazione necessaria.

Soltanto dopo il movimento del cursore veniva recuperato l’indirizzo del server di comando e controllo e scaricato il contenuto adatto al sistema operativo rilevato.

Il falso blocco computer veniva inoltre ricostruito direttamente nella memoria del browser dopo la decrittazione.

Questo approccio riduce la quantità di contenuto malevolo facilmente osservabile durante una semplice analisi statica della pagina.

La versione visualizzata poteva anche cambiare in base al sistema operativo.

Su Windows veniva imitato Microsoft Defender; su macOS la grafica poteva essere adattata all’ambiente Apple.

Non siamo quindi davanti a una semplice immagine statica con scritto “hai un virus”, ma a una struttura progettata per risultare credibile e per limitare l’efficacia di alcune analisi automatiche.

Il falso blocco computer ricorda ClickFix, ma il meccanismo è diverso

Il principio psicologico presenta alcune somiglianze con altre tecniche recenti di ingegneria sociale.

Su Helpsystem Informatica abbiamo già analizzato ClickFix e i falsi CAPTCHA che convincono l’utente a eseguire personalmente comandi malevoli.

In entrambi i casi viene creato un problema apparente e viene proposta immediatamente una soluzione.

Con ClickFix, però, la vittima viene generalmente guidata a eseguire un comando o uno script.

Nel falso blocco computer di questa campagna, invece, il passaggio fondamentale è la telefonata al falso servizio di assistenza.

La pagina non deve necessariamente compromettere il dispositivo in autonomia.

Deve prima compromettere la percezione della persona.

È il comportamento dell’utente — chiamare, pagare, fornire dati o concedere accesso remoto — a completare la truffa.

Questa distinzione è importante anche per capire cosa fare dopo aver visto la schermata.

Se non hai chiamato il numero, non hai installato nulla e non hai fornito informazioni, la semplice comparsa della pagina non significa automaticamente che il computer sia infetto.

7 segnali per riconoscere il falso blocco computer

I comportamenti osservati permettono di individuare alcuni segnali abbastanza caratteristici:

  1. Compare improvvisamente un numero di telefono da chiamare. Un vero messaggio di errore di Windows non richiede di telefonare a un numero visualizzato in una pagina Web.
  2. Il browser passa improvvisamente a schermo intero. La scomparsa della barra degli indirizzi serve a far sembrare il messaggio parte del sistema operativo.
  3. Il puntatore del mouse scompare o sembra non rispondere. È una tecnica utilizzata dal falso blocco computer per aumentare la sensazione di perdita del controllo.
  4. Escape o altre scorciatoie sembrano inizialmente inefficaci. La pagina può tentare di intercettare alcuni tasti, ma questo non significa che il sistema operativo sia realmente bloccato.
  5. Si sentono sirene, voci o segnali acustici allarmanti. L’audio serve a creare urgenza e paura, non a diagnosticare tecnicamente un problema.
  6. Il browser diventa improvvisamente lento. Il rallentamento può essere prodotto volontariamente dalla pagina per rendere credibile l’idea di un computer compromesso.
  7. Il messaggio richiede assistenza immediata, pagamento o accesso remoto. È il punto nel quale il falso blocco computer tenta di trasformare l’allarme in una vera truffa.

Un singolo elemento potrebbe non essere sufficiente per identificare ogni caso, ma la combinazione di più segnali deve indurre a interrompere immediatamente l’interazione.

Cosa fare se compare un falso blocco computer

La prima regola è molto semplice: non chiamare il numero visualizzato.

Non inserire dati, non scaricare programmi indicati dalla pagina e non concedere accesso remoto al dispositivo.

Nel caso documentato da Netskope, tenere premuto Escape per alcuni secondi poteva consentire al browser di uscire dalla modalità a schermo intero e liberare il blocco della tastiera.

Una volta usciti dalla modalità fullscreen, la scheda può essere chiusa normalmente.

Se il browser continua a non rispondere, su Windows è possibile utilizzare Gestione attività e terminare il processo del browser.

Su macOS è possibile utilizzare la funzione di uscita forzata; Apple documenta ufficialmente la combinazione Option + Command + Esc nella propria procedura per forzare la chiusura di un’applicazione.

Dopo la chiusura, evita di ripristinare automaticamente tutte le schede della sessione precedente se questo comporta la riapertura della pagina truffaldina.

Il falso blocco computer vive nel browser: chiudere definitivamente quella pagina interrompe il meccanismo osservato in questa specifica campagna.

Se hai soltanto visto la schermata, il computer è infetto?

Non necessariamente.

Questa è probabilmente la distinzione più importante dell’intero articolo.

La campagna analizzata aveva come finalità principale creare una convincente truffa di supporto tecnico. La semplice visualizzazione del falso blocco computer non equivale automaticamente all’installazione di malware.

Se hai chiuso la pagina senza telefonare, senza installare software, senza fornire credenziali e senza concedere accesso remoto, la situazione è profondamente diversa da quella di chi ha seguito le indicazioni dei truffatori.

Naturalmente rimane sensato effettuare i normali controlli di sicurezza se qualcosa appare anomalo.

Aggiornare browser e sistema operativo, verificare eventuali download recenti e controllare che non siano state installate applicazioni sconosciute sono misure prudenti.

Bisogna però evitare un altro errore: installare software casuale trovato online per “pulire” un computer che potrebbe non essere stato compromesso.

Se invece hai chiamato il numero del falso blocco computer

Il livello di attenzione cambia se la telefonata è già avvenuta.

Se hai soltanto parlato con l’operatore senza fornire informazioni, interrompi il contatto e non richiamare.

Se hai comunicato dati personali o finanziari, valuta quali informazioni sono state esposte e intervieni sui relativi account.

Se hai fornito password, cambiale attraverso il sito ufficiale del servizio interessato e utilizza credenziali differenti per gli altri account.

Se hai comunicato dati di una carta di pagamento o effettuato un pagamento, è opportuno contattare direttamente l’istituto finanziario attraverso i canali ufficiali.

La situazione diventa ancora più delicata se, durante la telefonata originata dal falso blocco computer, hai installato un programma di controllo remoto.

Microsoft avverte che i truffatori dell’assistenza tecnica possono utilizzare strumenti di accesso remoto per ottenere informazioni, installare programmi indesiderati o rappresentare normali elementi del sistema come presunte prove di infezione.

In questo caso non basta semplicemente chiudere la pagina del browser.

Se hai concesso accesso remoto al computer

Se è stato installato un programma indicato dal presunto tecnico, interrompi la connessione Internet quando possibile e identifica esattamente quale software sia stato installato.

Non utilizzare lo stesso dispositivo per cambiare password particolarmente importanti finché non hai ragionevoli garanzie sulla sua integrità.

Il falso blocco computer potrebbe essere stato soltanto il primo passaggio di una catena più ampia.

Una volta ottenuto accesso remoto, il truffatore può tentare ulteriori azioni indipendentemente dalla pagina Web iniziale.

È quindi necessario distinguere tra ciò che hai visto e ciò che hai effettivamente autorizzato.

Questo principio vale anche per altre campagne di social engineering: l’impatto reale dipende spesso dalle azioni compiute dopo l’esca.

Nel dubbio, è preferibile effettuare una verifica con strumenti di sicurezza affidabili oppure rivolgersi a una persona competente senza utilizzare i recapiti forniti dall’avviso fraudolento.

Perché Google Ads può essere sfruttato per distribuire un falso blocco computer

Le piattaforme pubblicitarie gestiscono enormi quantità di annunci e destinazioni.

I criminali cercano continuamente modalità per superare i controlli automatici, utilizzando pagine che inizialmente sembrano innocue, reindirizzamenti, contenuti dinamici e tecniche capaci di distinguere un visitatore reale da uno scanner.

Nel caso analizzato, il falso blocco computer non si mostrava necessariamente immediatamente.

La presenza di un normale storefront prima dell’attivazione della pagina fraudolenta e l’attesa del movimento del mouse sono esempi di tecniche che possono rendere più complicata l’analisi automatizzata.

Google dichiara nelle proprie norme di non consentire agli inserzionisti di ingannare gli utenti o aggirare i sistemi di revisione degli annunci.

Questo episodio non dimostra quindi che Google autorizzi questo tipo di campagna.

Dimostra piuttosto il continuo confronto tra sistemi di rilevamento e soggetti che cercano di eluderli.

Perché anche un sito legittimo può mostrare l’annuncio

Un altro errore comune consiste nel considerare sicura qualsiasi pubblicità soltanto perché appare su un sito conosciuto.

La campagna di falso blocco computer è stata osservata su normali spazi pubblicitari presenti in categorie di siti come mappe, meteo, immobiliari, sport e document hosting.

Questo non significa che il publisher partecipasse alla truffa.

La pubblicità viene spesso distribuita attraverso infrastrutture automatizzate e può provenire da inserzionisti esterni.

È quindi necessario separare la reputazione del sito che ospita un annuncio dalla reputazione della destinazione raggiunta dopo il clic.

Lo stesso concetto vale per email, social network e motori di ricerca.

Un contesto legittimo può essere utilizzato come punto di partenza per condurre l’utente verso una destinazione non affidabile.

La sicurezza non può quindi basarsi esclusivamente sul luogo nel quale abbiamo visto il collegamento.

Falso blocco computer e scareware: il problema è soprattutto psicologico

Questa tecnica rientra nel più ampio mondo dello scareware, termine utilizzato per descrivere contenuti progettati per spaventare la vittima e convincerla ad agire.

Il falso blocco computer funziona perché costruisce contemporaneamente tre sensazioni: urgenza, perdita del controllo e presenza di un’autorità apparentemente competente.

Il messaggio sostiene che esiste un problema grave.

Il browser sembra confermarlo comportandosi male.

Infine viene proposta una soluzione immediata: chiamare qualcuno.

La vittima non ha tempo di verificare con calma.

La truffa tenta proprio di evitare quel momento di riflessione.

Se invece si interrompe la sequenza e ci si pone una domanda semplice — “perché Windows dovrebbe chiedermi di telefonare a un numero comparso dentro una pagina Web?” — gran parte dell’illusione perde efficacia.

L’ingegneria sociale cerca quasi sempre di ridurre il tempo disponibile per ragionare.

Il falso blocco computer è diverso da un vero avviso di sicurezza

I sistemi operativi e i browser mostrano realmente avvisi di sicurezza.

Questo è ciò che rende plausibile la copia.

Un vero avviso, però, mantiene normalmente il contesto del sistema o dell’applicazione che lo ha generato e non utilizza una pagina Web per imporre una telefonata urgente.

Microsoft è particolarmente esplicita: i messaggi di errore originali non includono numeri di telefono da chiamare.

Nel falso blocco computer, invece, il recapito telefonico è il centro dell’intera esperienza.

Il messaggio può utilizzare loghi, nomi di antivirus, codici di errore e termini tecnici per apparire credibile.

Nessuno di questi elementi costituisce però una prova di autenticità.

Un sito può visualizzare un’immagine con il logo Microsoft tanto facilmente quanto può mostrare qualsiasi altra fotografia.

La grafica non è un meccanismo di autenticazione.

Come ridurre il rischio durante la navigazione

Non esiste un singolo strumento capace di eliminare tutte le campagne di questo tipo.

È però possibile ridurre considerevolmente il rischio mantenendo browser e sistema operativo aggiornati, utilizzando le funzioni di sicurezza integrate e prestando attenzione alle richieste anomale.

Nel caso del falso blocco computer, la conoscenza del meccanismo rappresenta probabilmente la protezione più efficace.

Se sappiamo che una pagina può volontariamente passare a schermo intero, nascondere il mouse e produrre rallentamenti, questi comportamenti smettono di sembrare una prova certa di infezione.

Il browser torna a essere ciò che realmente è: un’applicazione che sta visualizzando una pagina.

Anche il numero telefonico diventa immediatamente sospetto.

La tecnologia dell’attacco può essere sofisticata, ma il passaggio decisivo rimane umano.

Il truffatore ha bisogno che qualcuno creda al messaggio e prosegua.

Un attacco tecnicamente interessante proprio perché non deve installare nulla

Una delle caratteristiche più interessanti del falso blocco computer è proprio l’assenza della necessità di compromettere immediatamente il sistema.

Installare malware introduce numerose difficoltà: antivirus, protezioni del sistema operativo, firme, sandbox e controlli comportamentali.

Manipolare un browser e una persona può risultare più semplice.

La pagina crea la scenografia.

La vittima completa volontariamente il processo telefonando.

È un esempio significativo di come la sicurezza informatica non possa essere ridotta alla presenza o assenza di virus.

Un computer tecnicamente integro può comunque diventare il punto di partenza di una frode se l’utente viene convinto a rivelare informazioni o concedere privilegi.

Per questo sicurezza tecnica e consapevolezza devono procedere insieme.

Conclusioni

Il falso blocco computer diffuso attraverso Google Ads dimostra quanto possano diventare convincenti le moderne truffe di assistenza tecnica.

Non serve necessariamente infettare il dispositivo.

Può bastare controllare temporaneamente ciò che l’utente vede nel browser, nascondere alcuni elementi dell’interfaccia, generare rallentamenti e simulare un’emergenza.

La regola principale resta sorprendentemente semplice: se una pagina Web sostiene che il computer è bloccato e mostra un numero da chiamare immediatamente, non chiamarlo.

Chiudi la pagina o il browser attraverso gli strumenti del sistema operativo.

E soprattutto ricorda che il falso blocco computer trae forza dall’urgenza: fermarsi qualche secondo per capire da dove provenga realmente l’avviso può interrompere l’intera truffa.

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